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CHE COSA MI STO PERDENDO IN QUESTA VITA ? di Georgia Briata ** da leggere**

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Noi persone sensibili siamo dei grandi teorici. Passiamo giorni, mesi, anni a cercare di comprendere. Comprendere chi siamo, da dove veniamo, cosa siamo venuti a fare e dove stiamo andando. Comprendiamo e lo diciamo agli altri. E poi torniamo al voler comprendere. Passiamo molto più tempo dentro di noi che all’esterno. Anch’io sono così. Per fortuna l’amore per i viaggi mi ha aiutata spesso ad uscire dal mio bozzolo per volare ad esplorare qualche parte del mondo, ma finito il viaggio sono ogni volta tornata in me stessa, escludendo il mondo, escludendo la vita. Certo anche gli altri, i meno sensibili, non sono diversi in fondo. Magari non pensano all’Anima e al senso della vita, ma passano giorni, mesi, anni a fare cose in maniera meccanica. Si alzano, vanno al lavoro, si occupano della famiglia, o della scuola, o degli amici. Magari vanno anche a divertirsi, magari credono fermamente di godersi la vita. Ma il più delle volte vivono con il naso tappato per non ascoltare quel vuoto che sentono e che risuona così spaventoso.
Stiamo dimenticando il senso, o forse semplicemente ci sfugge. Il senso profondo del nostro essere qui. Almeno, io spesso lo dimentico. Spesso mi sfugge. Sempre di corsa, fuori o dentro me stessa, per essere ovunque nel mondo o tra le stelle, ovunque tranne che qui, ora, in questo corpo, in questo momento. Che cosa mi sto perdendo di questa vita? Se questa è l’unica vita, e per tanti versi lo è, che cosa posso fare ancora per godermi il mio viaggio, il mio essere qui? Che cosa rimpiangerò di non aver fatto, arrivando alla fine dei miei giorni? Che cosa mi sfugge, di questa esperienza terrena, che mi costringe ogni volta a tornare… ma ancora di più, che cosa mi sfugge che mi spinge così ardentemente a scegliere di voler tornare?
Provo ad osservare la mia vita a ritroso, come se la guardassi con gli occhi di quella me stessa ormai avanti negli anni, che sta con la memoria rivisitando ciò che le resta, e mi accorgo che quello che mi giunge non ha nulla a che vedere con la carriera, con gli oggetti che ho posseduto, con i traguardi che ho raggiunto. Penso al cibo, al sapore e al profumo dei cibi che amo. Li ho assaporati veramente? Ho assaporato la gioia di quell’attimo intenso prima di iniziare a mangiare, quando il profumo ti riempie la bocca e lo stomaco? Quel profumo che in un istante ti ricorda tanti altri momenti come quello, da quando sei nato, e ti fa sentire bambino accudito e felice. Perché nel sapore dei nostri piatti preferiti c’è la nascosta consapevolezza che, se anche non ci siamo sentiti amati, qualcuno ci ha conosciuto così bene da cucinare per noi ciò che da gioia al nostro cuore. E per qualcuno questo è amore.
Penso alla natura, non tanto agli scenari bellissimi che ho visitato nei miei viaggi, ma alla natura vicino a casa. Penso al mio mare, alle mie colline, ai tramonti, alla brezza salmastra. Mi sono messa in piedi, con gli occhi socchiusi e i sensi spalancati, a farmi abbracciare dai suoni, dai colori, dal vento? Ho lasciato che tutto il mio essere venisse invaso e pervaso da quell’esplosione di sensi? Ho assaggiato il sapore della mia pelle toccata dal sale? Mi sono accorta di quell’onda che mi è venuta incontro mentre mi avvicinavo al mare, quasi come se mi volesse salutare?
Penso agli inviti che mi hanno fatto, ho sempre veramente fatto ciò di cui ho avuto voglia? I si che ho detto, i no che ho detto, erano veramente ciò che mi poteva nutrire in quei momenti? E se non è così, perché o per chi non ho fatto quello che veramente volevo? Ne è valsa la pensa? E quando ho detto si, quando sono andata alle feste, nei locali, alle cene, al cinema, mi sono accorta di cosa stavo facendo? Mi sono accorta delle persone che ho avuto a fianco? Mi sono accorta della gioia di avere vicino qualcuno che voleva passare i suoi momenti felici con me? Oppure una parte di me stava già pensando ad altro, si stava già preoccupando di altro?
Quante volte mi sono fermata per chiedermi che cosa veramente desiderassi fare, che cosa veramente potesse darmi gioia? Quante volte ho rinunciato anche a chiedermelo per non sentire il senso di colpa salire alla sola idea di fare qualcosa per me, alla sola idea di sfidare l’educazione che mi hanno insegnato e rischiare di essere felice? E la vita passa. Questa vita. Con i suoi problemi si, ma anche con tutti i suoi meravigliosi doni che spesso, troppo spesso dimentico di assaporare.
Che cosa desidero veramente in questo momento? Che cosa può darmi gioia? Di che cosa ho veramente voglia? Ecco le vere domande. Le domande importanti. Con chi vorrei essere, che cosa vorrei fare. E le risposte non devono necessariamente essere eclatanti. Vorrei mangiare un gelato alla nocciola. Con… Vorrei fare una passeggiata nella natura. Vorrei fare un viaggio. Vorrei partecipare ad una maratona. Vorrei fare un lancio con il paracadute. Vorrei fare danza del ventre. Vorrei fare rafting. Vorrei conoscere persone nuove. Tante cose si possono scegliere, altre magari no. Ma intanto so cosa voglio, intanto mi ricordo che sono vivo, intanto non lascio che la vita mi passi accanto mentre sono distratto a fare altro. Intanto mi ricordo di gustarlo quel gelato, di guardarmi intorno, di sentire il vento. Perché il punto, in questa vita, non è il comprendere, il punto è il FARE. Non siamo qui per teorizzare una vita o per sfuggirle, siamo qui per VIVERLA, per non arrivare alla fine dei nostri giorni e accorgerci di quanto ci è scivolato tra le dita. Di quante cose abbiamo dato per scontato. Di quante volte abbiamo detto no al nostro cuore, preoccupandoci magari dell’opinione di qualcuno di cui nemmeno ricordiamo il nome. Fermati. Ascoltati. Chiediti cosa può darti gioia. Osserva la bellezza intorno a te. Ricordati ciò che potresti rimpiangere di non aver fatto, e fallo! Gustati il tuo gelato alla nocciola, gustati la tua passeggiata, gustati il tuo vento salato, come se la tua vita dipendesse da quello. Perché è così.
Georgia Briata
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