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I primi giorni di Novembre 2016 ospitano un bellissimo transito relativo al nostro pianeta gemello (dal punto di vista energetico), Venere. Dal 19 ottobre esso si trova in Sagittario, dove sta transitando anche Saturno, simbolo della direzione di arrivo dal passato, custode delle memorie e dei talenti. Il 30 ottobre, giorno dell’intenso Novilunio in Scorpione congiunto alla Lilith, Venere e Saturno erano perfettamente congiunti a 14°. Ora Venere sta proseguendo la sua corsa ma l’aspetto di congiunzione rimane in essere ancora per tutta questa settimana (fino ad almeno sabato 5 novembre). Rispetto a tutte le ondate emozionali violente subite in questi giorni, Venere e Saturno sono stati un ancoraggio nel presente, lasciando prevalere uno stato di coscienza che spingeva la visione oltre i mancamenti, oltre la disperazione. Rimanere fermi in mezzo alla tempesta è un sentire che non ha prezzo ed è il grande dono che ci viene fatto ora, il giusto strumento di espansione interiore per affrontare tempi di crescita per anime abili. E’ la prova che quando arriva il test, ci viene fornita anche la chiave per aprire le porte della coscienza là dove finora non eravamo riusciti ancora a passare.
La chiave fornitaci da questo aspetto è meravigliosa e ci permette di acquisire una posizione nella relazione con noi stessi da cui sicuramente non torneremo indietro. Si tratta di innamorarsi di sé, di ciò che siamo stati, della forma che ha il nostro corpo, perché la storia che ci siamo creati in questa vita e prima ancora in chissà quali altri esistenze, non poteva che fornirci un tale contenitore, perfetto nelle sue fattezze per ospitare la qualità precisa della nostra luce. Innamorarsi di sé vuol dire permettersi. Aprire il cuore e respirare senza sentire di dover chiedere scusa. Innamorarsi di sé vuol dire inanellare una serie di sì che ci portino alla manifestazione di quello che abbiamo sempre solo immaginato. Per molti significa anche vivere esperienze in cui la sincronicità mette sulla nostra strada  esperienze che ci permettono di ricordare chi siamo. Possiamo sentire una grande forza scaturire da questo incontro. Magari non conosciamo i dettagli precisi, ma in qualche modo torniamo su strade già battute a riprendere ciò che è nostro, ricordandocene. Sono possibili incontri con persone che riconosciamo, da chissà quale reame o dimensione provengono, poco importa! L’incontro serve anche in questo caso ad allinearci con un’esperienza che ci dona forza ed integrità interiore. Lo scopo è recuperare uno stato dell’essere che ci stimoli a manifestare la missione dell’anima, che è l’insegnamento del transito di Saturno tra il 2015 ed il 2017. La sua congiunzione con Venere apre una grande finestra di opportunità in questi giorni, soprattutto in un momento di potente congiunzione precisa tra la Luna e Lilith (il 31 ottobre, Samhain, si trovavano entrambe a 18° dello Scorpione). Venere, la Luna e Lilith sono le tre facce del Femminile nel suo volersi riconciliare con la Forza del Maschile. E’ un Femminile grintoso, poco propenso al sentimentalismo, ma proteso alla ricostruzione di un’identità che sia progetto verso il nuovo a prescindere dal passato da cui si proviene. L’innamoramento di sé qui diventa presa di coscienza delle proprie possibilità, senza più scuse, né rinvii. La Vita è adesso, dice Venere in Fuoco (Sagittario) e Saturno diventa sicurezza interiore che scavalca paure e trepidazioni. Avendo alle spalle vite e vite di esperienze estreme (Luna e Lilith in Scorpione simboleggiano il passato di Venere in Sagittario perché la precedono) e di antenate che nonostante i tempi di repressione hanno cercato di fare del loro meglio per trasmettere l’amore attraverso le generazioni, cosa ha da perdere Venere (quindi noi) se non un’occasione per essere se stessa fino in fondo? Ma non da guerriera. Anzi. Amorevolmente accompagnando se stessa a manifestarsi in questo qui e ora. E se c’è una paura, guardiamola. Essa può essere una nuvola rimasta a ristagnare dal passato oppure una forma pensiero che appartiene a qualcuno che è venuto prima di noi. Ma davvero non vogliamo vivere perché pensiamo che questo sia più importante di noi stessi?
Stefania Gyan Salila
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