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TRA “VOLERE” ED “ESSERE PRONTI A DIVENTARE” C’E’ UN PROFONDO ABISSO

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A ragionare col buonsenso, come fa ad arricchirsi una persona semplice, nata nei bassifondi? Lasciando da parte la via del crimine e le belle storie sui milionari, possiamo affermare che le considerazioni fondate sul buonsenso non portano a niente. E quindi, quali vantaggi ci apporta una logica abituale?

Agendo logicamente, le persone ottengono risultati corrispondenti. Chi è nato povero e vive in un ambiente di povertà a cui è abituato, emette energia alla frequenza della linea della sua povera esistenza. Per questa persona trasferirsi sulla linea del benessere è molto difficile, soprattutto se prova solo odio per la sua povertà, invidia verso i ricchi e manifesta il desiderio di diventare ricco. Anzi no, direi che se si hanno a disposizione solo questi tre fattori è praticamente impossibile trasferirsi sulla linea della ricchezza. Vediamo un po’ di capire perché.

Forse, una delle prime scoperte che fanno tutti i bambini entrando nella vita, è questa: se non vuoi qualcosa, non significa che ne sarai liberato. Quante volte succede che i bambini gridano disperatamente, quasi dal profondo dell’anima: “Io questo non lo voglio! Lo odio con tutte le mie forze! Ma perché non mi lascia in pace? Ma perché mi succede sempre così?”.

E’ una domanda che non si pongono solo i bambini ma anche gli adulti nell’impeto dell’insoddisfazione. E’ effettivamente difficile rassegnarsi che, se non vuoi qualcosa, succederà lo stesso, e se poi odi qualcosa, ti perseguiterà senza darti tregua. Tanti possono essere gli oggetti dell’odio: la propria povertà, il proprio lavoro, i propri difetti fisici, i vicini, i vagabondi per strada, gli alcolizzati, i drogati, i cani che abbaiano, i ladri, i banditi, la gioventù sfrontata, il governo…

Ma tanto più forte sarà il vostro odio, tanto più spesso vi scontrerete con l’oggetto del vostro odio.

Perché?

Se una cosa o una persona vi turba, voi ci pensate continuamente e quindi emettete energia mentale alla frequenza delle linee della vita dove l’oggetto del vostro sentimento è presente in abbondanza.

Non è importante la polarità della vostra emissione, cioè se l’oggetto vi piaccia o no. Il secondo caso, anzi, produce più effetto poiché le emozioni sono più forti: quello che non vi piace è per voi un pendolo distruttivo (ndr. Cos’è un pendolo? Gruppi di persone che pensano in una stessa direzione creano delle strutture energetiche d’informazione, i pendoli. Queste strutture cominciano a evolversi autonomamente sottomettendo gli individui alle loro leggi. Le persone non si rendono conto di agire involontariamente negli interessi dei pendoli.) e con le vostre emozioni negative lo fate oscillare sempre di più, odiandolo fortemente create un potenziale superfluo, le forze equilibratrici (ndr. Cosa sono le forze equilibratrici? In natura tutto tende all’equilibrio. Lo sbalzo di pressione atmosferica viene appianato dal vento. La differenza tra le temperature viene compensata dallo scambio termico. Ovunque compaia un potenziale superfluo di qualsivoglia tipo di energia compaiono le forze equilibratrici finalizzate all’eliminazione dello sbilancio.) si attiveranno ma verranno indirizzate verso di voi, poiché per loro è più semplice eliminare un singolo oppositore che non cambiare il mondo che a qualcuno non piace. Provate un po’ ad immaginare quanti fattori nocivi si trovano in un modo di rapportarsi negativo nei confronti della vita!

Ritorniamo al nostro uomo nato in miseria. Egli sogna di diventare ricco, ma il desiderio da solo, come si sa, non fa cambiare niente. Si può, stando sdraiati sul divano, biascicare pigramente: “Non ci starebbe male ora un piattino di fragole. Ma dove si potrebbero trovare? Adesso è inverno”. Più o meno allo stesso modo un uomo povero sogna di diventare ricco.

Se una persona non è pronta ad agire per avere quello che desidera, non lo otterrà mai .La persona di norma non agisce perché è convinta che comunque sia non ne verrà fuori niente. Ecco il circolo vizioso. Il desiderio non ha alcuna forza, non può nemmeno far muovere un dito. Questo lo fa l’intenzione, ovvero la risolutezza ad agire. Una persona può dire: “Beh, ma io l’intenzione ce l’ho davvero! E’ normale. Io, infatti, voglio diventare ricco!”.

E invece no. Ancora una volta tra “volere” ed “essere pronti a diventare” c’è un profondo abisso. Un uomo, per esempio, non si sente a suo agio in compagnia di ricchi o in un negozio lussuoso, anche se con tutte le sue forze cerca di convincere se stesso e gli altri del contrario. Nel profondo dell’anima egli, infatti, è convinto di non essere degno di tutto ciò. La ricchezza non entra nella sfera del suo benessere, e non perché l’essere ricco non porti benessere, ma perché lui è ancora lontano da tutto ciò. Una poltrona nuova è più comoda, però quella vecchia è più confortevole.

I poveri conoscono solo il lato esteriore della ricchezza: case lussuose, automobili costose, gioielli, club esclusivi… Se però un povero venisse sistemato in un simile contesto, si sentirebbe fortemente a disagio. D’altra parte, se gli si desse una valigia piena di denaro comincerebbe a combinarne di tutti i colori e finirebbe per perdere tutto. La frequenza di energia che trasmette si trova in forte dissonanza con un tale tipo di vita. Finché il povero non comincia a far entrare gli attributi della ricchezza nella sfera del suo benessere, finché non impara a sentirsi padrone di oggetti costosi, rimarrà sempre povero dentro di sé, anche se dovesse trovare un tesoro.

Un altro ostacolo sulla via della ricchezza è dato dall’invidia.

Come si sa, invidiare significa provare fastidio per il successo altrui. In questo senso un sentimento del genere non apporta niente di costruttivo. In compenso l’invidia è caratterizzata da un elemento fortemente distruttivo. La psicologia dell’uomo è fatta in modo tale che chi invidia qualcun altro per un oggetto che vorrebbe possedere, fa il possibile per svalutarlo. Questa è la logica dell’invidia nera: “Io l’invidio per l’oggetto che ha. Io non ce l’ho e difficilmente lo otterrò. Ma non sono mica peggio di lui! Vuol dire che quello che lui ha è brutto e io non ne ho bisogno”.

Così il desiderio di avere si trasforma prima in difesa psicologica e poi in rigetto. Il rigetto avviene a livello sottile, perché l’inconscio capisce tutto in modo letterale. La ragione svaluta l’oggetto dell’invidia solo per finta, per mettersi il cuore in pace, mentre l’inconscio percepisce tutto con la massima serietà e finisce, in questo caso, per prestare un falso servizio, facendo il possibile per non far ottenere l’oggetto deprezzato e rifiutato.

Vedete come sono saldi i fili che tengono l’uomo legato alla linea povera della sua vita!

Ricordatevi: tutto quello che suscita in voi una reazione negativa è l’effetto delle azioni provocatrici dei pendoli distruttivi. Al pendolo interessa l’energia negativa che emettete. Ma non appena vi riscuotete, vi scrollate di dosso l’allucinazione e vi rendete conto del gioco, è fatta: siete diventati padroni della situazione.

Vadim Zeland

Fonte : (Vadim Zeland – La povertà, Reality Transurfing)


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