l'alba del sesto sole

ACCETTO, E ACCETTO CHE NON ACCETTO di Michela Ruffino

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Accetto che ogni persona, ogni esperienza é il mio riflesso, che l’altro specchia aspetti di me che attendono guarigione,
ma accetto anche che non accetto che si abusi di me,
accetto che non accetto l’assenza di auto-tutela in questo mondo New Age alla ‘volemose bene’.
Accetto che i miei pensieri e le mie emozioni fuori dalla mia consapevolezza mi abbiano portato alla sofferenza,
e accetto che questa sofferenza benedetta é stata la Grazia della mia comprensione,
ma accetto anche che non accetto che si passi indisturbati due volte mentre si colpisce senza ritegno.
Accetto me, accetto l’altro,
ma accetto anche il sano istinto di voler collaborare con la ‘mia gente’.
Accetto che “siamo Uno”,
ma accetto che non accetto che si debbano accettare tutti i frammenti di questo Uno, perché, ancora per oggi, la contrazione e il contrasto sono fonte di Risveglio.
Accetto che ho sbagliato, ho commesso degli errori, a volte ero inconsapevole e altre volte sono stata tignosa,
accetto il dispiacere che mio malgrado ho fatto soffrire qualcuno,
e accetto quanto ho potuto apprendere da tutto questo,
ma accetto che non accetto che gli errori diventino condanne, che siano sentenziate dal piccolo me o dal qualcun altro.


Accetto che non accetto che gli sbagli si trasformino in colpe e in memorie così pesanti da togliere il fiato e da spezzare l’amore che scorre fra i legami.
Accetto che dai libri ho saputo, dai maestri ho imparato, dall’esperienza ho trasmutato,
ma accetto che non accetto il non restituire all’altro il suo potere personale, il mettersi sul piedistallo che solo il bisogno ha conferito.
Accetto che non accetto lo sfruttare le debolezze, le responsabilità trasformandole in colpe, contro di me, contro la mia dignità, e la mia emancipazione da me stessa.
Accetto che non accetto che ci sia qualcuno all’infuori di me che si prenda il merito di guarigioni che io, da sola, all’angolo della mia esistenza stracciata, ho voluto operare insieme alla Grazia.

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Accetto che il mio apparato psicofisico abbia dei limiti, dei limiti di comprensione, degli automatismi anche compulsivi,
accetto che sia semplicemente una macchina con la quale ho l’occasione di viaggiare nel mondo,
ma accetto che non accetto che se ne debba fare un demone, o un nemico, qualcosa da aggiustare, da aggredire e dal quale liberarsi.
Accetto che ogni persona ed esperienza é maestra,
e accetto che non accetto che io debba fare la riverenza a chi ha calpestato la mia ignoranza e la mia innocenza.
Accetto che da che punto guardi il mondo tutto dipende, che ogni cosa può avere un’interpretazione diversa in base al livello di coscienza ed alle pieghe del tempo con cui il messaggio si dispiega man mano,
ma accetto che non accetto di dimorare nel regno della mente dove tutto é provvisorio, tutto é opinabile, tutto é il contrario di tutto.


Accetto, e accetto di non poter accettare tutto.
Fluire fra gli eventi é un’arte, specchiarsi negli altri é utile, vivere con leggerezza é la nostra salvezza, ma dare il nome alle cose per quello che sono, senza giudizio, é sanità mentale.
Come essere umano, non posso accettare molte cose: non combatto più questo tenero veicolo. Per anni, identificata nel ricercatore spirituale, mi sono stremata a diventare l’essere perfetto, ad amare tutti, ad accettare tutti, a comprendere tutto, rendendomi poi conto che così non può funzionare, che mandare in tilt gli schemi di salvaguardia della macchina é controproduttivo: stavo cercando di ‘fare’ del mezzo un Essere. Non ho tuttavia svolto del lavoro inutile, la macchina andava preparata a questo incontro, a questo incontro di profonda Accettazione, l’Accettazione che il Divino non lo si può produrre, non lo si può creare, perché é il Creatore stesso…


Dal momento in cui ho accettato che non posso accettare tutto, Qualcosa ha trasformato l’Accettazione in se stessa. Ciò non vuol dire non fare un lavoro su di sé ed andare in giro a spargere la propria cacca. Non parlo alle menti presuntuose del “sono fatto così!”, o alle personalità striscianti del “capitano tutte a me”. Parlo a chi la propria cacca la spala da anni, e che volteggia fra lo sterco con la dimistichezza di chi sente le Leggi Cosmiche come amiche: é tempo che questo Uno, tanto acclamato, si dissolva nello Zero, in un Cerchio Vuoto meraviglioso dove la Fine si ricongiunge con l’Inizio, dove il non avere valore oggettivo e soggettivo equivale al Valore Assoluto, perché non c’é Due, non c’é Uno, c’é solo uno Zero che crede di essere centomila.

Michela Ruffino

Fonte: https://michelaruffino.weebly.com/blog/accetto-e-accetto-che-non-accetto

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