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CHE COS’E’ L’ENNEAGRAMMA E IL TEST PER TROVARE L’ENNEATIPO

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L’ENNEAGRAMMA, parola criptica il cui significato è riconoscibile dall’etimologia del greco “ennea”= nove e “gramma”= segno, viene usualmente rappresentato da una stella a nove punte.

La suddivisione di un campo in nove settori con caratteristiche specifiche e riconoscibili, appare una forma-simbolo riconducibile alla immagine del mandala, segmentazione ripetitiva del tutto, evocazione oracolare del moderno concetto difrattale, anticipazione della capacità di comprendere la realtà che si cala nella struttura e si fa linguaggio, come Levi Strauss ci insegna.

Nelle sue diverse articolazioni, ma quasi sempre in multipli rispettosi della suddivisione primaria in tre, lo troviamo antichissimo strumento di conoscenza di sé e di evoluzione spirituale, ARCHETIPO tramandato oralmente in forme diverse in culture originali che spaziano dall’Afganistan al Sudamerica, passando per la CABALA  finanche alla suddivisione babilonese dei cieli e alla divinazione antico-mediterranea.
Tale sapere, rimasto confinato nel mondo esoterico, da lì venne in un primo tempo recuperato da Oscar Ichazo come modello, figura ed articolazione del simbolo per spiegare le dinamiche psichiche, e poi adottato da Claudio Naranjo, psichiatra psicoanalista cileno allievo di Fritz Pearls, dispiegandolo in uno strumento psicologico in grado di fondare una vera e propria teoria della personalità.
Autorevolmente supportato dalla “psichiatria tipologica” di autori come Reich, Horney, Jung, solo per citarne alcuni, Naranyo interpreta la natura della nevrosi come conflitto a seguito di

« …interferenza con l’autoregolazione dell’organismo attraverso il carattere»

Laddove l’idea di base è quella di una essenza fondante istintiva che, in modo naturale, possiederebbe una sua autoregolazione del flusso pulsionale verso le tre mete fondamentali:
  • istinto di conservazione (sopravvivenza)
  • istinto sessuale (piacere/attrazione)
  • istinto sociale (bisogno di rapporto con l’altro/adattamento)

 

e sulla quale il carattere agirebbe come interferenza;
Carattere” come risultante nevrotica strutturata. Correlerà lo sviluppo di uno specifico “tipo” caratteriale alla frustrazione di un bisogno, ad una carenza originaria su cui si radica una altrettanto specifica modalità difensiva disfunzionale.
Nascono così i nove enneatipi  che l’autore stringe attorno alle passioni inferenti (o vizi capitali di memoria cattolica!):
enneatipo uno – il moralista (rabbia e perfezionismo),
  1. enneatipo due – il megalomane(superbia e personalità istrionica),
  2. enneatipo tre – l’ambizioso (vanità, inautenticità e orientamento mercantile),
  3. enneatipo quattro – l’invidioso (invidia e carattere depressivo masochista),
  4. enneatipo cinque – il solitario (avarizia e distacco patologico),
  5. enneatipo sei – il sospettoso (vigliaccheria, carattere paranoide, paura),
  6. enneatipo sette – il gaudente (gola, fraudolenza e personalità narcisistica),
  7. enneatipo otto – Il dittatore (carattere sadico e lussuria),
  8. enneatipo nove – il buontempone (pigrizia, inerzia psicospirituale e tendenza alla mediazione).

 

Per ognuno di questi peccati appare contrapposta la virtù salutare, sanante: per l’ira c’è la pazienza, per la superbia-umiltà. L’invidia si stempera nell’amore di Dio, la pigrizia (o accidia) guarisce con l’operosità. Avarizia, lussuria, ingordigia si sciolgono di fronte alla misericordia, la castità, la temperanza!
Una volta introdotto come codifica psicodiagnostica dei tipi caratteriali, l’enneagrammadella personalità è stato rapidamente introdotto come opportunità di lettura dell’umano dispiegarsi di comportamenti, modalità relazionali e forme comunicative, modello di lettura dei “caratteri” o degli “archetipi di personalità”.
I 9 tipi sono stati confrontati con tutto e di più, suddividendo nuove categorie associate ad altrettante condizioni patogenetiche, corrispettivi psicosomatici, correlati di doti virtù e vizi con le rispettive vie e forme di superamento evolutivo che lo spirito offre.
In particolare la Nurolinguistica se ne appropria utilizzandolo come filtro conoscitivo del paziente allo scopo di instaurare un rapporto sempre più profondo e più efficace. Gli enneatipi vengono così associati ai canali sensoriali, intesi come modalità primaria di relazione dell’individuo, per potenziare il ricalco e l’efficacia dei metamodelli . Riconoscere per poter “entrare” superando la barriera rigida opposta dal carattere, copione fisso comportamentale instauratosi nella primissima infanzia e prodotto dell’incontrarsi tra le richieste d’amore e di attenzione del bambino con la risposta che l’ambiente circostante era in grado di dare. In fondo è intuitivo che le esperienze primarie dei primi anni di vita determinino una sorta di “imprinting” che rappresenta l’impressione che il soggetto si è fatto della realtà esterna. Accedere al paziente interiormente, superando la difesa caratteriale, consentirebbe di aggirare lo schema strutturato di convinzioni ed emozioni, rendendolo più flessibile dall’interno, allo scopo di liberare le risorse personali e l’evoluzione spirituale del soggetto.
Sotteso ad ogni tentativo di codifica tipizzatrice e classificatoria della natura, c’è sempre il rischio di una eccessiva semplificazione che porta alla dogmatica codificante. L’umanità non smette mai di difendersi da questa tendenza che ha inventato le “razze”, le diagnosi basate sui tratti somatici di lombrosiana memoria, i destini scritti nell’oroscopo delle stelle.Ecco che oggi questa antica dottrina “Sufi” (cioè quei mistici dell’Islam i quali chiamavano l’Enneagramma’Il volto di Dio’), che Gurdjeff importava in Europa il secolo scorso venendo inizialmente molto snobbata, dagli anni ’70 veniva sdoganata proprio dai neuro linguisti, che ne codificavano tutti gli aspetti giungendo forse anche a categorizzare troppo. Se pur utile all’efficacia dell’intervento psico-clinico in diverse situazioni di difficoltà, alcuni approcci PNL finivano per rigidità per assomigliare agli schemi disfunzionali che volevano aggirare.
Anche l’Enneagramma venne “rubato” e banalizzato, piegato agli scopi di un mondo che consuma tutto, anche i simboli. Così vedremo l’enneagramma sui giornali delle casalinge, nelle palestre ( Helen Palmer) e sic! fin nelle chiese (Robert Ochs) dove associato ai vizi capitali consentirà di “giudicare” rapidamente il peccatore e prescrivere altrettanto rapidamente la personale via per il paradiso. Cosa ci resta oggi di un simbolo così violentato dal trattamento triturante della new age? Resta il suo pulsare profondo, il suo senso primario che ci giunge dalla profondità dei tempi antichi regalandoci un nuovo sguardo, una prospettiva inaspettata. Da conoscere, da approfondire e poi, come per tutto ciò che prende vita solo lasciandolo libero, da riporre nelle nostre profondità. Consentendo così al simbolo di agire, di muoversi e di guidarci nella conoscenza di noi stessi e degli altri.
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L'enneagramma di Gurdjieff - Speciale la Quarta Via n.2/2011

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