l'alba del sesto sole

UNA STRANA QUIETE CI AVVOLGE….di Sabrina Capanna

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Le voci di chi sente su di se tanta stanchezza sono molte in questi giorni. Viene descritta come una stanchezza strana, non quella a cui comunemente si pensa, quella del corpo dopo un lungo lavoro fisico, ma in un qualche modo non è diversa da quella di chi si è dedicato a zappare un orto, ad estirpare erbacce, a seminare e ad innaffiare. Per analogia è la stessa stanchezza. Si possono non fare lavori pesanti, si è forse anche cercato di essere essenziali e minimalisti nella gestione della casa e dei figli, delle faccende della vita di ogni giorno, ma si è ugualmente stanchi.
Ad osservarla con più attenzione e un po’ più da vicino, questa stanchezza ci parla di leggerezza, di mancanza di posti verso cui correre, dell’assenza del bisogno di acciuffare voracemente come quando la fame di conoscere attanagliava lo stomaco di molti. Si, ci si sente stanchi ma è una stanchezza piena di pace, in alcuni giorni ha il sapore di quelle sensazioni provate da chi si è sentita indietro in una corsa impari insieme all’Universo: sempre in mancanza, in difetto, più piccola, meno capace. È durata anni questa corsa, e mentre si correva le mani si allungavano ad afferrare bottigliette di acqua fornite qua e là da altre mani, quelle mani compassionevoli e generose. Si beveva acqua intrisa di parole e pensieri e senza mai fermarsi si continua a correre. Durante la corsa si digeriva il contenuto di quelle bottiglie, ma non ci si fermava mai. Ad un certo punto, come accade a molti atleti, si è forse persa la consapevolezza del proprio corpo, non si riusciva a sentire come il meccanismo di muscoli ed ossa continuasse a funzionare, chi lo guidasse, ma proprio come Forrest Gump, la corsa continuava. Ora tanti Forrest si sono fermati, ora questi Forrest respirano piano.
Fa caldo fuori, il sole batte duro sulla pelle. Si suda stando fermi. È il momento tanto atteso, il verde delle montagne aspetta i suoi passeggiatori. Altri andranno al mare, una grande passione per molti, colui al quale si possono confidare le proprie pene, colui su cui per anni, durante la folle corsa molti hanno lasciato andare le pietre che riempivano gli zaini sulle spalle, colui che ha sempre parlato e suggerito a chi riusciva a riconoscerne il potere e la saggezza. C’è della magia nelle acque del mare, c’è il sale che come il sudore dà sapore a tutto, lo stesso sale presente nelle lacrime, quelle di coloro che sanno piangere, che sanno lasciar correre….e scorrere. Ora che la corsa pazzesca è finita una strana quiete ci avvolge, ecco la parola giusta credo sia quiete e non stanchezza; forse non essendoci più abituati da anni era difficile dare il giusto nome a quello che si percepiva. Siamo nella quiete, sta per iniziare un bel mese di relax. Forse si sentirà poca voglia di parlare anche per coloro che parlano pure nel sonno, forse poca voglia di incontrar gente e di far baldoria, sia per coloro che sono da sempre anime solitarie che saltuariamente si gettano nella mischia, come anche per chi la mischia la vive bene. Ora si sentono toni più bassi, più pacati dopo anni di volumi al massimo.
Voglia di silenzio, dove poter cogliere i dettagli, i particolari, le rifiniture e poi arriverà settembre con il suo carico di nuovo, con le sue raccolte. So che a quel punto bisognerà esser pronti per fare ognuno la sua parte, quella parte per cui Forrest ha corso instancabilmente per tanto tanto tempo. Faremo tutto quello che deve esser fatto, quello che forse abbiamo scelto tanto tempo fa, quello che qualcuno ha combattuto e rifiutato per tanto tempo prima di giungere ad accettarlo. Una sola preghiera Universo….con calma stavolta…
Sabrina Capanna
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