Anna Elisa Albanese

Essere sempre lucidi e presenti a se stessi è faticoso; me ne accorgo proprio in questi giorni, che riemersa da un lungo tunnel di iper lucidità e attenzione, mi ritrovo a scoprire – e riscoprire – un delicato tempo sospeso più lento, un po’ come quello che può donarti il tempo di ascolto – se si riesce a permetterlo senza “fare altro” – di una musica.

Quando ero molto piccola, in uno dei miei primi ricordi ci sono i 33 giri messi sul giradischi da mia madre – quando vedevo mettere sotto le delicate puntine uno di quei bei grandi dischi neri – sapevo di avere molto tempo “vuoto” davanti a me.  Iniziava la musica classica, che sebbene fosse a me del tutto sconosciuta e ben poco orecchiabile, mi donava distese di tempo ampie come pianure, e vorticosi voli immaginali che ancora adesso ricordo con vividezza estrema. Sentivo la materia del tempo dilatarsi e il mio corpo rilassarsi, perché sapevo che durante tutta la durata del disco, io non avrei dovuto correre da nessuna parte, ma avrei potuto semplicemente stare.  Non avrei dovuto dunque essere me, me con la scuola, me con i compiti, me con la fatica dello stare al mondo con tutte le mie domande irrisolte, ma sarei stata solamente musica forse. O respiro. Da bambini si è dei mediatori naturali senza che nessuno debba insegnarcelo.

La musica non la potevo toccare, definire, descrivere, né vedere, eppure c’era, e in quella sua presenza potevo muovermi come protetta da qualcosa che mi conteneva e sembrava proteggermi come un lieve manto invisibile senza farmi male, con delicatezza e pace. Una pace così difficile da ritrovare da grandi nel tempo incessante del “fare” e del “dovere”. Certo era, che nel tempo dilatato di allora, se nessuno avesse tolto il disco dalla sua puntina prima della sua fine della musica, non saremmo andati da nessuna parte – beata passività che anelavo in una famiglia invece di super sportivi estroversi inquieti e attivisti – sarei finalmente stata a casa e mi sarei cercata come sempre amavo fare, attraverso il mondo infinito della fantasia. La realtà fuori con le sue pretese e restrizioni, sarebbe rimasta chiusa fuori dalla porta ancora un po’.


Da bambini si è molto più collegati all’infinito di quanto si creda, e se si ha la fortuna di riconnetterci con il nostro bambino interiore che ancora cerca quegli spazi, si è sulla buona strada per non smarrirci nella realtà – o presunta tale – che ci butta continuamente giù nella legge della causa effetto della materia.

Così l’altro giorno mi sono ritrovata per la prima volta – dopo più un anno di mente e intelletto che si sforza di capire cosa sta succedendo a me, al mondo, ai pianeti e agli altri esseri umani – nello stesso silenzio sospeso di quando avevo 7 anni. Eppure in questo anno in cui siamo stati paradossalmente “sospesi” dall’incedere del tempo, non avrei dovuto essere stufa ancora di essere di nuovo confinata in un tempo immobile?
Quello che ho sentito è stata una cosa diversa da questo lungo 2020 e parte del 2021 confinato: è vero ci hanno volutamente forzato all’immobilità, ognuno nella sua casa o presunta tale, ma la nostra mente non era per niente quieta, anzi. Lo stato di agitazione, di lutto collettivo fuori dalla porta bussava forte, ed è sempre stato presente nella nostra testa, anche non aprendo nessun telegiornale o lasciando chiusa e sorda quella porta.

Cos’è cambiato oggi? In questa primavera, forse la prima da due anni, in cui varchiamo l’uscio di casa tra pollini volanti e temporali improvvisi?

Io mi ero scordata che fosse ancora possibile smarrirsi senza perdersi. Vuoi vedere che posso per un attimo sospendere ogni tentativo di capire e progredire in una direzione, accanirmi nel trovare sensi e significati, e stare passiva e morbida come mi succedeva allora in quei brevi frangenti d’infanzia? Ho percorso in bici strade assolate come le vedessi per la prima volta, ho sentito lo stupore della bellezza del cielo percuotermi come non lo vedessi da secoli. Ho sentito una stanchezza bella, come quella quando si è nuotato tanto, e si ha i muscoli spossati e si andrebbe dormire. Ho sentito finalmente di poter cedere al controllo onnipotente di capire tutto e dare significato … sono stata solo nel presente ed è stato bello.

E’ entrato Giove in Pesci. La possibilità di accedere a un tempo differente può iniziare a fare la differenza per alcuni di noi, anche se inizialmente coinciderà con una grande paura del vuoto.

Ho capito che la mia modalità di scrittura e di comunicazione con voi sta cambiando e arriveranno sempre più spesso articoli che paiono personali e poi sono allo stesso tempo personali e collettivi perché il confine si è allentato, non esiste più nulla di personale che non possa appartenere anche agli altri e viceversa. Siamo interconnessi più di quanto crediamo e per chi è entrato in questo nuovo paradigma, queste parole saranno comprensibili e vicine come io sono vicina a voi quando lascio aperto il mio canale di comunicazione senza censure.

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Giove è entrato nei Pesci nella notte del 14 maggio 2021 intorno a mezzanotte e mezza italiana. Ligiamente da brava scolara da più di un mese mi ero messa sul desktop del computer il Tema di ingresso di Giove, con l’intento di scriverne per tempo un articolo serio e articolato. Giove se lo meritava insomma.. ! Eppure.. come vedete, la data è passata, e Giove è entrato .. anche senza il mio articolo, ma ho capito che forse dovevo sentirlo veramente per poterne parlare.

Torniamo a quello spazio di respiro di cui vi narravo, proviamo adesso a pensare dove ognuno di noi, trova quel punto “neutro” nella sua giornata, in riesce a scordare anche per pochi attimi chi è – che lavoro fa, che ruolo ha nel mondo, chi ama e chi non ama. Se esiste questo luogo sacro in cui nascondersi un attimo da se stessi o può essere ritagliato nel nostro quotidiano. Vi ricordate la parola magica usavamo nei giochi da piccini quando volevamo fare una pausa e gridavamo: Arimo! – e potevamo sospenderci – uscire dal gioco, lo spazio tempo di quello che stavamo interpretando. Eravamo molto saggi, avevamo già capito che stavamo giocando a qualcosa in cui non eravamo veramente noi, stavamo interpretando una parte e potevamo “uscire dal dramma”, guardarlo dal di fuori e rientrare quando ci sentivamo pronti. Questo Giove in Pesci ci vuole insegnare questa suprema arte dell’uscita di scena, aiutarci a comprendere che anche qui nella nostra vita stiamo interpretando un ruolo e un copione, e forse a volte, dovremo potercene distaccare per prendere fiato. Per esserne meno coinvolti, perché in fondo .. il tempo della materia in cui staremo qui non è così lungo per passarlo a soffrire e arrabbiarci, e allora perché non imparare la magica arte del dissolvimento?

Giove, nel più complesso segno dello Zodiaco, i Pesci, ci parla proprio di questo confine sottilissimo da valicare. Il confine tra ciò attraverso cui ci riconosciamo – la nostra Identità caratteriale, i nostri ricordi e ciò che ci definisce – e quello che invece c’è ed esiste a prescindere da ciò che presumiamo di conoscere di noi e della realtà intorno a noi. Vi ricordate la musica che non si può descrivere a parole, né toccare e tantomeno confinare? E’ infinita. Imperare a trovare la strada per entrare in quello spazio infinito sempre più spesso (senza necessariamente dover assumere alcol o droghe che ci porterebbero lì in un battibaleno come l’ombra delle dipendenza Pescine ci racconta).

La musica è un’esperienza soggettiva. Io posso commuovermi con una musica senza sapere i motivi e tu puoi sentire la stessa musica e non provare nulla. Eppure nessuno può dimostrare all’altro di avere ragione, perchè fondamentalmente non c’è più una ragione o un torto nel proprio sentire che è vero e soggettivo per noi solamente. Nessuno è in grado di spiegare a parole quello che si sente in quel mondo emozionale – forse sepolto – riattivato magicamente dalla musica. Poco prima dov’era questo mondo? Sono pur sempre io che lo porto dentro di me, eppure me lo ero scordato…….. quindi per la Coscienza, ciò che non viene ricordato non esiste, eppure c’è. Riuscite a capire quanto siamo più vasti e immensi di ciò che crediamo?

Dal 2018 Giove e Saturno sono passati rispettivamente dal Capricorno all’Acquario – con il loro ingresso in Acquario a dicembre 2020 e la loro congiunzione hanno lavorato negli ultimi anni sul nostro imparare a provvedere a noi stessi come adulti responsabili – non so ce l’ha fatta con una grossa fetta di umanità, ma per molti di noi sono avvenuti processi di maturazione importanti – Giove è entrato in Pesci il 14 maggio 2021 e sosterà tra 0 e 2° del segno fino a fine luglio, per poi entrare definitamente nei Pesci a fine dicembre 2021 e stare nel segno fino a dicembre 2022.  Stiamo concludendo un ciclo di ben 12 anni, che ci prepara a all’estate 2022 e al 2023 all’Ingresso definitivo di Giove in Ariete che inaugura una nuova ciclicità di altri 12 anni. In questo passaggio di Giove in Pesci, di circa un anno e mezzo, stiamo liberandoci da vecchie forme e strutture di pensiero che ci prepareranno anche al 2025 (in cui molti altri cicli planetari verranno a formarsi),, entrando in nuove dimensioni sconosciute, e aprendo a molti libertà interiori ed esteriori non ordinarie, Giove in Pesci sembra chiederci una cosa sola: entrare in risonanza con una dimensione di senso più allargata e quello spazio che ci sembra di non percepire, ma c’è. Un po’ come la musica, o un odore e un sapore ci conduce in terreni inesplorati, prepariamoci a non saper spiegare come stiamo agli altri, né vi consiglio di continuare a provare a farlo d’ora in poi.

 

Ora sta a noi trovare la nostra musica. La musica che vogliamo davvero essere d’ora in poi e che sentiremo dentro il cuore anche quando gli altri rideranno e non capiranno. Essere fedeli alla propria musica – triste o allegra che sia – senza nessuna spiegazione plausibile, sarà il nostro intento.

 

Giove ha a che fare con la ricerca e l’esplorazione, sul contattare la nostra “vocazione”. Domicilio primario diurno del Sagittario e Domicilio notturno in Pesci (secondo Astrologia Classica e Tolomeo), Giove governa tutti i nostri principi di assimilazione (fegato nel corpo) e ampliamento di coscienza. E’ l’anticipatore del portale infinito di Nettuno. Giove nel Tema Natale ci mostra dove siamo più inquieti ma anche più desiderosi di scoprire e “sfamare” i nostri vuoti. Sia Giove che Nettuno sono collegati al “vuoto” e a tutti i tentativi di riempimento con surrogati che non ci danno sostanza (dipendenze affettive ecc.), prima di accedere a un altro tipo di”pieno”, quello datoci dalla comprensione di senso.

Ora occupiamoci di sentire da dove parte la nostra onda anomala, quella che non si vede quando la superficie del mare è liscio. Di vedere cosa muove le nostre intenzioni più recondite e occupiamoci di sentire e non di capire con la mente che analizza e giudica. Sentiamo quale corrente si agita e dove vuole condurci. Iniziano a sentire la nostra speciale musica interna e darle un volto e un corpo, è un corpo triste? Felice? Stanco? Non occupiamoci di provare a spiegare le cose d’ora in poi, ma occupiamoci di ancorarle bene al nostro flusso interiore e poi………. navighiamo fiduciosi sognatori incauti, verso l’isola che non c’è.

 

Anna Elisa Albanese

Fonte : https://www.sentieroastrologico.it/giove-in-pesci-2021-2022-verso-lisola-che-non-ce/

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