Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.

Alle tre Gesù gridò con voce forte: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!».

Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce».

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.

Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo,

disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».

Questo verso è ciò che possiamo usare per descrivere questo transito. I pesci, l’ultimo segno dei 12 passi che ognuno di noi fa sulla Terra più e più volte in una spirale che sale verso Dio o che rimane a ripetersi all’infinito. Nella dualità queste sono le possibilità: rimanere come i presenti alla morte di Gesù offrendogli aceto per sfidare Dio, senza comprendere cosa sia la fede, cosa sia la morte, cosa stesse veramente accadendo, rimanendo nella superficie delle cose e degli eventi, nella mente pensante, arrogante e giudicante. O abbandonarsi al non sapere, ovvero fidandosi dell’esperienza di vita che si sta facendo e sapendo solo che ha un insegnamento più grande che siamo chiamati a vivere. Questa modalità è sulla via del cuore e dello Spirito.

 

Gesù, allora, sentendosi abbandonato dal suo Signore sta lacerando il suo IO, la sua forma umana che impedisce il suo essere infinito e si lascia andare alla morte senza sapere cosa ne fosse di lui e del suo Dio. Lui sapeva solo una cosa: DOVEVA AVERE FEDE E CREDERE IN UN PIANO PIU’ GRANDE, SCONOSCIUTO ALLA MENTE UMANA, MA BEN CONOSCIUTO DAL DIVINO. E così dopo tre giorni resuscitò REDENTO ovvero LIBERO.

 

Se stai ancora leggendo puoi comprendere come la via del Cristo sia la nostra grande lezione di vita, psicologica, alchemica, sciamanica, che portiamo per cultura scritta dentro. Questo passaggio ce lo ricorda e ci ricorda la dualità e la possibilità di scelta. Continuare nel bisogno dell’IO di essere a conoscenza del piano di Dio, arrogante nel suo sapere concettuale, bisognoso di stare in gruppo, di appartenere, di far del male nella propria inconsapevolezza di cuore, di essere qualcuno, di essere amato e grazie all’appartenenza a gruppi o movimenti o amicizie e relazioni di coppia di bisogno, si sente riconosciuto. Attenzione a come l’IO vi frega sempre, perché lui vuole assicurarvi di riempire i vostri bisogni, come un Padre con il proprio bambino, riempire da fuori senza mai farvi conoscere un potere che va oltre l’EGO, oltre il sapere, oltre la conoscenza, oltre la dipendenza dal fuori. Protegge il vostro bambino interiore anche quando siete adulti, limitandovi nella vita.

Giove in pesci crea il caos che precede un nuovo ordine.  SA senza sapere. E’, senza definirsi. E’ il ritorno a casa per chi vorrà, ma è anche la follia psichica e nervosa per chi rifiuterà di mollare il controllo nel cercare sempre soluzioni mentali, guarigioni effimere, dosi di droga per evitare di sentire, stare, ascoltare la propria anima che parla. La “droga”, sia essa nel fare o nelle situazioni emotive o altro che distrae e riempie da fuori, e le dipendenze sono molto legate al pianeta dei pesci Nettuno, può davvero essere letale stavolta, allontanandovi così tanto da voi stessi, che tutto tenderà a crollare, al caos e al terrore della perdita subita….ma anche questo passaggio è divino.

 

Non si può rinascere ed essere liberi senza morire. Non si possono chiudere cicli senza un pò di malinconia e di dolore. Non si può cambiare senza sentire. Non si può per-donare senza aver vissuto tutte le fasi dove si permette il giudizio, la rabbia, il pianto, il lutto lasciando che il processo ti trasformi dentro (per-dono è donarsi interi con tutto il proprio cuore a se stessi e, quindi, all’esistenza intera). Quanto lo permetti? Quanto permetti che i processi umani, magici, profondi e forti ti trasformino? Quanto ti permetti di elaborare dentro, grazie al percorso delle emozioni per svuotarti e fare spazio, conoscere quel vuoto che ti terrorizza e renderlo SACRO?

 

Vi parlo spesso del vuoto. Ecco che ne avremo una grande esperienza. Tutto si attiverà, tutto il senso di perdita, di solitudine, di isolamento dall’amore che identifichi con volti e cose futili, ma in realtà, tu stai cercando Dio-Amore, ovvero la vita che è amore che riempie, ama, conduce, guida, avvolge come una GRANDE MADRE se glielo permetti, ma parte da dentro. Quel vuoto, altrimenti, ti farà impazzire, ti farà perdere, ti farà cercare ogni modo per riempirlo e ti farà ripetere e risentire, ciò che ti sta imprigionando in una storia, in una forma, che non è più la tua.

Molti di voi cercano di continuo “chi sono”. Anche io lo facevo. Poi ho scoperto chi sono. E con grande sorpresa, ho visto, che non ho forma, che sono vuoto nutriente e avvolgente che mi protegge. Se ti permetti di far morire la tua storia, se lo hai permesso in questi anni che ancora ti chiedono questo, allora saprai che ti stai svuotando per lasciare spazio all’amore che sei. E allora, la verità che è stata detta dai Maestri, la potrai sperimentare qui sulla Terra. Tutto il resto fa parte della tua storia di 3D che ti serve e ti è servita per sviluppare la forma per vivere su questo Pianeta, ma quando ti vuoi permettere di scoprire Dio in te? Quando vuoi permettere di essere guidato/a e smettere di sbagliare e soffrire? Certo che non puoi evitare gli accadimenti, le morti che in vita sono necessarie per compiere i passaggi di svuotamento, per arrivare a lasciare il corpo come coppa vuota e piena di Dio che sarebbe il grande successo, il compimento del vero senso della vita qui.

 

Abbiamo pensato per troppo tempo che siamo qui a dimostrare e realizzare qualcosa per forza di materiale e riconosciuto dal sociale. Ma non è così. Sei qui per vivere e fare un viaggio di limitazione per poi ritrovare l’infinito che sei e ritornare a liberarti come Anima per l’eternità. E’ la tua storia che ti imprigiona. Tu senti prigioni fuori di te, ma tu sei sempre stata libera Anima e non ricordi perché ti sei legata a una forma che ti da sicurezza per quanto ti faccia male e ti faccia perdere.

E’ un lavoro profondo questo di andare dentro. Non si limita alle etichette che ti servono per avere una forma più di moda e quindi riconoscerti nell’apparenza. Sei solo/a qui. Si. Se non senti quella desolazione interiore, se non l’attraversi, non scoprirai mai chi sei dentro di te. Non scoprirai mai l’Amore che cerchi.

 

Abbiamo la possibilità di dissolvere e tornare all’essenza che siamo che va oltre i sensi, va oltre le emozioni, va oltre i pensieri, va oltre il corpo fisico. E’ lì che finiamo quando scopriamo le nostre qualità. C.G. Jung era arrivato vicino all’essenza, ma non si è mai abbandonato completamente al mistero. Lui, come mai nessuno prima, ha potuto descriverla con gli archetipi, ma ancora, questi, sono parte della forma. L’essenza va anche ben oltre gli archetipi.

 

Avremo modo di parlarne, di praticare. Intanto questo è solo un assaggio di un passaggio che sarà tra un anno, nel 2022.

 

Francesca Ollìn

 

Immagine di Tom Dilein.

 

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