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IPNOSI REGRESSIVE E VITE PRECEDENTI…TRA NEUROSCIENZE e SINCRONICITA’

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Ipnosi regressive e vite precedenti:La parola alla scienza

Il corpo umano racchiude un universo. Nell’antichità vi è sempre stata, specialmente in Oriente, la credenza nell’organismo come porta d’accesso a mondi sconosciuti. Oggi, attraverso l’ipnosi regressiva, la scienza della mente si occupa di riportare alla luce questi molteplici mondi personali che vengono identificati come vite precedenti.

Nell’ambito odierno l’ipnosi viene utilizzata in psicoterapia. Ma quello che risulta dall’ipnosi regressiva è qualcosa di veramente particolare. Questa pratica medica è una tecnica sperimentale che permetterebbe al paziente di affrontare a livello inconscio dei conflitti, resi manifesti in episodi precedenti alla vita attuale.

Le pratiche di regressione compaiono per la prima volta circa 3 mila anni fa in India. I punti di riferimento storici e bibliografici sono gli antichi testi delle Upanisad e delle Rgveda (le Sacre Scritture hindu), che indicano la regressione attraverso il termine sanscrito pratiprasavah, che letteralmente significa ‘riassorbimento’ o ‘nascita a ritroso’.

Immagine del mausoleo Taj Mahal ad Agra, in India (Shutterstock)

La tecnica regressiva è stata poi rielaborata negli anni ’70 dallo psichiatra Raymond Moody, noto studioso dei fenomeni relativi alle esperienze di pre-morte. Oggi viene associata anche ad altri nomi come Brian Weiss eIan Stevenson.

In Italia, tra i più famosi psicoterapeuti che utilizzano questa tecnica, vi è il dottor Angelo Bona, fondatore e presidente dell’AIIRe, l’Associazione Italiana di Ipnosi Regressiva Evocativa, nonché membro dell’American Society of Clinical Hypnosis. Il dottor Angelo Bona è laureato in Medicina e Chirugia, e ha completato il suo percorso di studi con il diploma di psicoterapeuta e la specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Epoch Times lo ha intervistato per approfondire questa materia controversa.

Per il dottor Bona l’ipnosi regressiva andrebbe anzitutto riveduta in «ipnosi evocativa». Il termine «regressiva» porta con sé una connotazione temporale, per cui le vite precedenti che si rivelano tramite l’inconscio dovrebbero appartenere al passato. Quindi nella pratica si tratterebbe di un viaggio nel tempo a ritroso. Ma se si parla di «mondo inconscio, metafisico, onirico, il tempo non esiste. Come non esiste il tempo per la fisica quantistica e per fisici quantistici come David Bohm e Wolfang Pauli». Quindi le esistenze che emergono dalla tecnica regressiva andrebbero meglio definite come «vite sincroniche» e non vite precedenti: dato che sono dentro di noi possono essere «riportate al presente attraverso l’ipnosi evocativa».

Quando si parla di psicoterapia si va a toccare il tema del conflitto, della problematica patologica dovuta a un evento traumatico della vita, che spesso si traduce in nevrosi, disturbi ansiosi, disturbi depressivi e diverse altre patologie. Nella concezione dell’ipnosi evocativa, l’evento importante, spesso se negativo, viene visto invece come parte fondamentale di un processo evolutivo esistenziale e spirituale.

Il dottor Bona tratta pazienti tramite ipnosi evocativa da circa trent’anni e, nella sua visione della realtà, il dolore, il lutto, l’abbandono, il trauma in generale, sono stimoli fondamentali di un percorso di consapevolezza. «La criticità è generata proprio per ottenere un ‘problem solving’ attraverso la provocazione del dolore», che è propedeutico alla trasformazione dell’esistenza di ognuno. «Noi siamo un meraviglioso sistema universale volto all’evoluzione e alla consapevolezza».

Immagine di una donna nella località del Lago di Unyuni, in Bolivia (Shutterstock)

LA RICERCA NEUROSCIENTIFICA

Per analizzare dal punto di vista neurologico il funzionamento del cervello nel momento di trance ipnotica, il dottor Bona ha partecipato a un progetto nel quale sono stati studiati dei soggetti altamente ipnotizzabili (detti anche ‘virtuosi’), in grado di manifestare l’intero spettro dei fenomeni ipnotici, compresa l’amnesia post-ipnotica. Lo scopo della ricerca è stato quello di rilevare l’attività corticale dei soggetti durante l’induzione ipnotica per mezzo dell’elettroencefalografia (EEG) e dell’imaging con risonanza magnetica funzionale (fMRI). Il dottor Bona ha coordinato la parte pratica di questo progetto di alto livello scientifico all’istituto Don Gnocchi di Milano. Un primo studio è già stato pubblicato sulla rivista Consciousness and Cognition.

La ricerca, seguita da un’equipe di dieci scienziati, ha messo in atto delle metodologie molto rigorose: prima di tutto uno studio di psichiatria, per selezionare soggetti ipnotizzabili e soprattutto equilibrati a livello psicologico, ossia non psicotici né borderline, ma nemmeno isterici, ansiosi o fobici; successivamente, durante le sedute, sono state applicate due scale ipnotiche di valutazione della profondità (Stanford e Pekala). Infine sono stati eseguiti gli studi sui neurotrasmettitori cerebrali, ancora tramite elettroencefalografia e risonanza magnetica funzionale.

Un esito molto importante è legato all’individuazione di un depotenziamento dell’area frontale, in particolare dell’area di Broca 10, che ha sancito che i soggetti studiati fossero entrati in trance profonda.

I risultati hanno quindi fornito prove concrete della mancanza di coscienza nel momento dell’ipnosi evocativa, e quindi potrebbero suggerire l’impossibilità da parte dei virtuosi di costruire involontariamente i cosiddetti ‘falsi ricordi’ o criptomnesie. I soggetti hanno manifestato delle «isole di senso coerenti», delle personalità interiori che venivano dettagliate con una determinata cultura, un linguaggio e una identificazione che, richiamate di seduta in seduta, rientravano «all’interno di una coerenza personologica».

L’INCONTRO CON MA’AB: TRA IPNOSI E SINCRONICITA’

Tra i casi che più hanno segnato il percorso del dottor Bona c’è quello di Sara: una paziente che in seduta ipnotica ha riportato alla luce la vita di Ma’ab, una sacerdotessa sumera vissuta attorno al 2024 a.C. a Eridu, città dell’antica Mesopotamia vicina a Ur (l’odierna Baghdad).

Dopo la prima seduta, il dottor Bona ha coinvolto il professor Franco D’Agostino, docente di assiriologia e sumerologia presso l’università la Sapienza di Roma, perché lo seguisse lungo l’iter di questa terapia.

Immagine di un reperto archeologico sumero che mostra degli uomini in bassorilievo; in basso la lingua sumera proveniente dall’antica Mesopotamia (Shutterstock)

Durante una seduta la ragazza racconta di una tragedia avvenuta a quei tempi a Eridu: la sacerdotessa Ma’ab scappa dal tempio di Eridu perché ha infranto le regole dei sacerdoti, e per quello di lì a poco viene buttata in un pozzo. Mentre Ma’ab viene lanciata nel pozzo, invoca il dio Marduk (nella religione sumera, è il figlio del dio Enki, la suprema divinità protettrice di Eridu).

Questo particolare ha profondamente stupito il professor D’Agostino, che da quel momento si è convinto pienamente della veridicità del racconto. Perché l’invocazione a Marduk corrisponde esattamente a quella che doveva essere fatta a Eridu in quel periodo storico. Non doveva essere invocato Enki, ma soltanto il figlio Marduk perché intercedesse nei confronti del padre. A quei tempi in ogni città sumera le preghiere dovevano essere proferite a una divinità differente; Ur ad esempio è stata per un lungo periodo il centro di culto della dea Inanna, mentre a Eridu, in qualità di antico centro storico e culturale, si venerava l’importante figura spirituale di Marduk.

In definitiva, ciò che ha convinto D’Agostino è stato il fatto che questi specifici contenuti fossero ancora chiusi nella sua ricerca sui caratteri cuneiformi, e che non fossero mai stati resi pubblici: né in film, né in qualsiasi tipo di documento o pubblicazione che questa ragazza potesse aver letto. «Come faceva a conoscere questi contenuti? Non poteva essere né una criptomnesia [la generazione di un’idea creduta come originale,ndr], né un falso ricordo», ha commentato il dottor Bona.

Ma non è tutto: per il dottore l’altra cosa davvero interessante, è stata lasincronicità dell’incontro con il professore, forse l’unico che avrebbe potuto aiutarlo in quel modo. Perché se invece del 2024 a.C. ci fosse stato uno scarto di cinquant’anni, D’Agostino non avrebbe potuto accompagnare adeguatamente la sua ricerca. «Quindi anche la sincronicità di trovare proprio il docente universitario di sumerologia che s’interessava di quel determinato periodo storico è una cosa immensa».

Il dottor Bona ritiene comunque necessario sottolineare il fatto che il professor D’Agostino non lo abbia favorito in alcun modo la ricerca, né che lui stesso abbia detto «niente di più, niente di meno di quello che è successo».

VITE TRANS-GENERAZIONALI

In una delle ultime sedute il dottor Bona ha incontrato un paziente che attraverso l’ipnosi evocativa è divenuto suo nonno Antonio: «parliamo di fascisti, di nazisti, della seconda guerra mondiale, di cose che assolutamente il paziente non può conoscere. C’è l’evocazione di una vita sincronica durante l’ipnosi, perché nonno Antonio è deceduto, e invece parla come fosse vivo. Racconta quello che sta succedendo, il suo linguaggio è impressionante, fluido e sta raccontando un’esperienza di quegli anni con una dovizia di particolari incredibili».

Immagine che risale alla seconda guerra mondiale (Dominio Pubblico / Wikimedia Commons)

Il paziente in questione ha un disturbo depressivo distimico, ovvero ha degli ingiustificati sensi di colpa. Non si capisce per quale motivo li manifesti, anche perché dalla sua anamnesi autobiografica non risulta alcun elemento particolare per cui lui possa soffrire di depressione.

La spiegazione che arriva dall’ipnosi evocativa si lega al fatto che la causa dipende da un conflitto trans-generazionale: «questo nonno ha ucciso alcune persone durante la guerra, tra cui un militare italiano, per cui stiamo lavorando su una colpa trans-generazionale». In questo modo il dottor Bona, andando a operare sul «codice profondo» di Antonio, trasforma in positivo la realtà raccolta nelle profondità del paziente, risolvendo questo «debito karmico» col passato.

IL RISOLUTORE DEI PROBLEMI

Tutte queste vite, questi conflitti, questi fili che s’intrecciano l’un l’altro e che ritrovano se stessi nell’incontro presente, vengono accolti dallo psicologo che li studia e spesso li risolve. Ma cos’è che fa la differenza? Cosa conta davvero nel momento dell’ipnosi evocativa?

L’elemento che davvero si fa risolutore di tutti gli eventi di evocazione è l’amore, «perché quando ti trovi di fronte a una persona che piange, che è caduta nel pozzo di Eridu, oppure di fronte a un’altra che è sotto le ceneri di Ercolano e chiede aiuto» l’unica cosa che puoi fare «è prenderla per le spalle, tirarla fuori e salvarla» durante l’ipnosi, con le parole e fisicamente.

Così, dopo la terapia il paziente si troverà in una condizione per cui nell’inconscio non avrà solo la realtà negativa, ma una catarsi: una purificazione di quella memoria, che viene ritrasformata metaforicamente tramite un lavoro basato anche su criteri di linguistica e di antica retorica greca.

In ogni caso è molto difficile dimostrare scientificamente che dentro di noi esistano vite precedenti, o che per lo meno nascondiamo un collegamento che permetta questo tipo di evocazione. «Non è scientificizzabile il fatto di dire: sono vite precedenti. Ma – conclude il dottor Bona – rimangono comunque migliaia di evocazioni e contenuti di vite sincroniche incredibili che hanno segnato gran parte della mia vita» e di quella degli altri.

Fonte:http://epochtimes.it/n2/news/lipnosi-regressiva-e-le-vite-precedenti-la-parola-al-dottor-angelo-bona-2701.html

 

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2 commenti

  1. Sono un Medico Psichiatra che si interessa da vari anni di Ipnosi Regressiva e concordo pienamente con quanto letto . Sono molto interessato a ricevere ulteriori informazioni e, se fosse possibile collaborare al progetto. Grazie

    • Salve Claudio…sono l’autrice e amministratrice del blog Cammina nel Sole…l’articolo sull’IPNOSI non è stato scritto da me…a fine articolo troverà la fonte …Inoltre su internet potrà trovare molto materiale sul Dott Angelo Bona…e rivolgersi direttamente a lui

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