di Delphine ORIEUX

E se dovessimo passare dall’altra parte del velo, cosa accadrebbe?

Vedremmo più globalmente cosa siamo e da dove veniamo. Lo sentiremmo appartenere a una luce onnicomprensiva. Ci starebbe bene qualunque cosa stia succedendo perché la vedremmo come un meccanismo evolutivo in corso.

Passare dall’altra parte del velo è liberarsi dall’illusione generata dalle emozioni e dalle forme pensiero che sperimentiamo quotidianamente e che ci tengono in uno spazio dove la luce interiore, quella che emana dal nostro raggio sorgente, è parzialmente nascosto da noi.

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Creare sfondamenti in questo velo, liberandoci gradualmente dalle illusioni dell’astrale, ci porta a vedere sempre di più la vera luce dentro di noi. Più arriva il giorno, più acceleriamo la nostra liberazione interiore per vedere ancora più chiaramente la verità della nostra natura divina.

Questo viene sperimentato ogni volta che diventiamo consapevoli di un meccanismo di blocco basato su credenze o engram ( Nota di CnS : engram = “registrazione” di un passato evento doloroso non normalmente accessibile alla mente cosciente)  di vite simultanee e procediamo a rilasciare tutte le impronte nei nostri corpi.

Il Padre celeste è la nostra casa, quel raggio interiore che ci ricorda da dove veniamo e ci richiama a Lui.

La sua venuta è sinonimo di liberazione dal velo dell’astrale, cioè di accesso a una coscienza superiore, che ci permette di avvicinarci un po’ di più a Lui, grazie alla consapevolezza di qualcosa di più grande di cui siamo parte e le cui leggi sono basate sull’energia dell’Amore.

È così che ci evolviamo di livello in livello, per tornare al raggio sorgente fino a quando non ci uniamo. Il cammino è ancora lungo eppure l’accesso a un livello più alto, per noi, è totalmente liberatorio, perché è una bella passeggiata in salita sulla strada dell’ascensione verso il Padre celeste.

Se viviamo senza paura, senza dubbio, senza bisogno di nulla al di fuori di noi, in assoluta fiducia e fede, allora tutto il potere e le basse emozioni come rabbia, odio, gelosia, vergogna, colpa, da cui provengono il disprezzo, il rifiuto, il tradimento , l’umiliazione, l’ingiustizia, l’abbandono, la violenza, la dipendenza, con il bisogno di soddisfare gli istinti di base, scompaiono del tutto.

La dualità, sebbene esista ancora in ancora diverse dimensioni al di sopra di questo velo, è tanto minore, che l’ego non ha più il suo posto lì come il signore del regno.

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Affrontare le nostre paure significa lasciare andare i ganci che le attivano e le alimentano. Questo passa spesso attraverso esperienze vissute, che ci mettono a confronto con esse, per identificarle. È come buttarsi in acqua, in mezzo agli oggetti delle tue paure, per scoprire che non sta succedendo nulla. È il principio stesso dell’illusione, noi crediamo in qualcosa, ma non esiste.

Molti eventi accadranno lo stesso e avremo più emozioni in relazione a ciò, accadrà nei nostri sentimenti che ci attireranno in situazioni che corrispondono a ciò che proviamo. Uscire da queste situazioni è rendersi conto che non sta succedendo nulla che la nostra immaginazione ci abbia fatto credere.

Avere il controllo delle proprie emozioni significa lasciar andare tutte le aspettative, tutte le proiezioni, tutto l’ aggrapparsi al passato, per vivere semplicemente ciò che viene così com’è, senza cambiare le nostre percezioni di ciò che è veramente.

Così avviene la luce e il Padre celeste torna ad essere sovrano del suo regno di amore e di pace, nella nostra dimensione.

Fonte: https://ouverture-son-coeur.fr/

Fonte : https://pressegalactique.com/2022/03/19/la-venue-du-pere-celeste-en-nous/

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