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SE POTESSE PARLARE IL CUORE COSA DIREBBE? di Caroline Mary Moore

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Se potesse parlare il cuore cosa direbbe? Forse affermerebbe che l’essere umano ha incompreso la sua energia, e peggio ancora—ha utilizzato le sue ‘ben di Dio’ in modo inappropriato e non a suo vantaggio!

Parole dure? Può darsi, ma la bellezza del cuore è l’autorevolezza e la sua capacità paradossale di trovare un’unione d’intenti tra tutti—nell’essere in accordo, di essere in disaccordo!

I motivi per la nostra relazione confusa con il cuore metafisico varia tra: una mancanza di conoscenza da parte di chi non è interessato, inadeguata informazione sulla materia, e l’influenza che il New Age ha avuto, e che esercita tuttora, sulle nostre menti inferiori, con le sue idee, concetti e condizionamenti che riguardano le qualità essenziali del cuore, e come si dovrebbe esprimerle.

Collettivamente, abbiamo assimilato valanghe d’informazioni, molte delle quali erano distorte; affermazioni, ancora vendute come “verità”, che, di fatto, non ci liberano, ma rafforzano la mente analitica che controlla, manipola e schiaccia qualità come l’empatia e l’accettazione, due presunte caratteristiche del cuore attualmente sotto i riflettori. Scrivo “presunte” perché il cuore è un centro complesso, e soprattutto paradossale, che ospita energie contrastanti sulla sua superficie; energie che non hanno niente a che fare con l’empatia e l’accettazione autentica—specialmente quando, le persone o eventi non entrano nei parametri delle nostre verità o idealismi personali.

 

E’ importante sapere che sulla superficie di questo centro, scorre energia dell’esatto opposto del suo nucleo interno. L’immagine sotto ci aiuta a capire i suoi diversi livelli, dalla superficie, dove defluiscono le energie della vita caotica di 7 miliardi di persone, che esistono nello stesso spazio e momento, con i movimenti, azioni e gesti fisici, che s’incrociano con i loro molteplici livelli di coscienza; simultaneamente ai suoni dove: idea, concetti, ideali sull’amore, sono espressi tramite il suono (ogni tipo d’emozione pronunciata con la parola, dal sussurro al clamore), all’energia nel suo interno, che si purifica man mano che si va in profondità, fino ad arrivare alla sincronicità, appena prima del vuoto interiore, dove dimorano le qualità essenziali del cuore, come per esempio la compassione.

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Per comprendere meglio la superficie del cuore, immaginate i famosi ‘spaghetti junction’ americani, con le tante autostrade che s’incrociano a diversi livelli d’altezza. Anche se tutte le strade occupano lo stesso spazio, non uniscono tutte le macchine, ma solo quelli che viaggiano verso una particolare destinazione. Nel caso nostro, le qualità che ci uniscono nel cuore (sull’estremità esterno) sono le nostre ideali sull’amore e come ogni uno di noi percepisce qualità come: pace, armonia, rispetto, perdono, tolleranza, accettazione ecc… tuttavia, se rimaniamo sulla superficie del cuore, come la maggior parte delle persone, queste caratteristiche amorevoli sono espresse (in modo non autentico) solo con chi sta viaggiando sulla nostra stessa strada (ideali), nella direzione che noi crediamo sia quella giusta, ma appena cambiano autostrada (opinione), il volume o intensità dell’amore espresso sarà ridotto o addirittura rimosso.

Questo è il paradosso del cuore—sulla sua superficie, la collettività è unita nell’intento di amare, ma tormentata dalla paura e discriminatoria nel modo in cui lo esprime, in altre parole, è collegata tramite la paura, il lato in ombra dell’amore (esterno) e di conseguenza, disconnessa dall’amore per il tutto (interno).

Questa non implica che i cuori delle persone sono ‘chiusi’ com’è comune dire.Quando gli ideali dell’ego scontrano l’uno con l’altro, significa che l’interazione sta avendo luogo nell’estremità del cuore, è per ciò, non si arriva all’accettazione ma al conflitto (vi ricordo che il quarto corpo sottile è conosciuto anche come corpo mentale).

Credo che oggi, alcune di queste ‘verità’ stereotipiche sul cuore, vanno riviste, altrimenti, l’inflessibilità della mente inferiore, impedirà lo sviluppo della nostra intelligenza emotiva, limitando il viaggio verso l’interno del cuore, che rinforza il concetto New Age che separa chi è spirituale e nel cuore, e l’essere umano medio con il cuore chiuso, procinto al fallire nella salita verso la propria ascensione, rallentando magari, chi ci mette tutta l’anima!

L’accettazione nel cuore, come sappiamo tutti, è difficile da raggiungere, ma forse è tempo di rivalutare questa parola e le sue implicazioni, in primis perché, la qualità essenziale dell’accettazione, come abbiamo compreso dall’eredità New Age, ci confonde parecchio.

Vissuto dalla superficie, dove esistano le dualità amore/paura, è comune entrare in un conflitto tra accetto/non accetto, innescando il dilemma che le persone spirituali e amorevoli devono, per forza, accettare tutto.

Per semplificare il mal inteso, questa caratteristica non appartiene alla superficie del cuore, ma più nel suo intero (vedi immagine), e possiamo comprenderlo meglio considerandolo: “permettere” tutto di essere così com’è, che traduce in, lascia che sia, perché nel linguaggio del cuore, quando si lascia la dualità dall’estremità, non esiste né l’accettazione né la non accettazione, tutto semplicemente è…

Il mondo dualistico usa un linguaggio costruito per sostenerlo. La parola accettazione fortifica il condizionamento religioso che insegna l’altruismo sacrificale, è nutre la parvenza del New Age che ha creato un’immagine dell’ umano evoluto multidimensionale, molto lontano dell’essere umano attuale. Vissuto dalla superficie del cuore, questa parola è analizzata e accolta come: una mancanza di (accettazione), oppure l’accettazione (con condizioni).

Anche nel caso dell’accettazione del proprio dolore, non è possibile raggiungerlo dalla superficie del cuore. Tuttavia, se siamo presenti al sentire (vedi immagine) ciò implica che abbiamo spostato la coscienza verso l’interno del cuore ‘permettendo’ al dolore, lo spazio per essere. Diversamente dal tentativo di accettare, vissuto sulla superficie, verso l’interno del cuore, l’accettazione non è più un obiettivo irraggiungibile—e già accaduto!

Ciò che deve essere riconosciuto, è la nostra riluttanza di andare verso l’intero del cuore, lasciando la superficie dove la mente inferiore nega, e combatte ciò che è già presente nel presente. Perché sull’estremità del cuore siamo semi-coscienti (non presenti) al nostro sentire (dolori), inseguendo un’illusione di ottenere qualcosa (in questo caso l’accettazione) che non arriva mai!

Jung a scritto: “ Direi che il segno di un ego sano è la capacità di convivere con l’ansia, l’ambiguità e l’ambivalenza (le tre A), senza cercare di risolverle sempre.”

Tradotto nel linguaggio del cuore, vuole dire: lasciare la superficie per andare verso il suo interno, dove i nostri dolori (sentire) possono esistere senza conflitto, nella vastità del suo spazio, lontano dalla superficie dove l’ego li nutre, le amplifica, e rinforza l’attaccamento alla paura e le identificazioni personali.

E’ una questione di dimensione, dove siamo? Sulla superficie del cuore, oppure viaggiando nell’interno verso il nucleo?

Sapere è potere. Riconoscere dove siamo nel momento ci rende coerenti e presenti. Il cuore metafisico è un paradosso, un ponte multidimensionale che mischia la 3° dimensione, percepibile nella sua estremità, con la 4° dimensione, ma non è da solo. Grazie al cuore fisico, rinasciamo nel presente, con ogni singolo battito, affinché il cuore non batta più.

Superando finalmente la tendenza di volare in alto, sviluppando prevalentemente i chakra superiori, incominciamo a capire il valore del corpo fisico e il respiro consapevole che favorisce il radicamento; perché senza il corpo non c’è vita, perciò, il cuore è un maestro d’orchestra amorevole e autorevole che dirige, e guida il corpo e ogni suo sistema vitale, in un processo complesso e paradossale—meccanico ed enigmatico allo stesso tempo.

Entrambi cuori sia, fisico, sia metafisico, esistono in una dimensione di totalità multidimensionale, perciò l’essere umano è un nativo della 4° dimensione. Certo, possiamo parlare di Matrix, e i motivi per cui siamo intrappolati nella prigione della 3° dimensione, ma poiché il nucleo del cuore è la porta che si apre verso il vuoto senza tempo e l’unità multidimensionale, ad esso, non interessa i vari ‘perché’ siamo intrappolati, non soffre, ama in qualità impersonale e privo di pregiudizi, non perché è buono, ma perché il giudizio è una verità personale. Il cuore, nel suo interno è impersonale, fluisce senza interferire, fare, disfare, cercare, discutere, giustificare o altro, tutto è benvenuto nello spazio della sua vastità, nessuno escluso, anche l’ego può rimanere sospeso nel vuoto rinvigorente con le sue ansie, ambiguità e ambivalenza, senza cercare di risolverle.

Da questo spazio nell’interno del cuore metafisico, la cosi detta ’ascensione’ verso la 4° dimensione non è mai iniziata e non è mai conclusa, esiste già. Per il cuore l’ascensione non è una probabilità. Noi possediamo già tutti i requisiti necessari per compiere un processo di trasfigurazione o trasmutazione alchemica, poiché, il nucleo del cuore vive già nell’unità multidimensionale, non ha bisogna di alzare la sua frequenza; perché il vuoto nel suo interno è il tutto…

Caso mai la nostra sfida è di trascendere la mente inferiore. Questo non significa rinnegare o uccidere l’ego, anzi, è una parte necessaria della psiche umana che va affiancata al cuore come ausiliario. Senza l’ego non possiamo sopravvivere nella società, ma egli ha bisogno di funzionare come uno strumento d’intelligenza piuttosto, che come un ostacolo alla nostra intelligenza.

La grande verità del cuore è, che oltre ad essere esseri di luce (energia), siamo soprattutto esseri di cuore, o meglio, siamo un paradosso, perfettamente imperfetti, pur essendo straordinariamente ordinari. Sia di luce, sia di ombra. Costruiti dalla ‘stoffa’ della 4° dimensione, non siamo concepiti e nati dalla dualità, bensì dal paradosso divino che forge, tramite il fuoco, due opposte, o elementi biologici (ovulo e spermatozoo) in uno, per poi nascere da un processo paradossale chiamato ‘travaglio’.

L’evoluzione o ascensione, in questo caso, cambia prospettiva. Per il cuore, non significa muoversi in verticale, in avanti verso una frequenza più alta, trasformandosi in esseri migliori, ma andare dentro, verso il nucleo, per tornare a tutto ciò che è naturale e integro, a quello che eravamo e siamo tuttora; perché volendo, tutto è già qua, lo è sempre stato, perché come ha affermato il Maestro Osho: siamo perfetti cosi come siamo.

Non è possibile udire il linguaggio del cuore con gli orecchi fisici, per la mente egli è un enigma, parla una lingua misteriosa e incomprensibile. Perciò ‘chi ha orecchi per udire oda’ e sopratutto, discerne quando è opportuno transitare tra la superficie e la profondità del cuore, tra il tempo e il senza tempo, tra la paura e l’amore, tra il collegamento e la connessione. Questo e il potere vero, essere in grado di riconoscere in quale dimensione siamo, e spostarci a nostra volontà, in altre parole scegliere, e poi, assumerne le proprie responsabilità.

Cosa ci direbbe il cuore se fosse in grado di parlare?

Forse direbbe: Sì amorevole verso te stesso/a radicandoti nel tuo corpo, e quando lo hai fatto, vai dentro e ritorna a casa, ti sto aspettando…

 

Caroline Mary Moore

Fonte: http://www.dalleclissedellesserealmisterodelvuoto.com/2018/06/14/potesse-parlare-cuore-cosa-direbbe/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

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